NO, NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI ORGOGLIO

Tra la valanga di spunti dedicati al calcio giocato di questi giorni e all’attesa per Italia-Francia di sabato sera a San Siro, fa capolino la notizia del siluramento di Cobolli Gigli, Presidente della Juventus, nel Consiglio di Lega. Da qui l’uscita polemica di Milan, Inter, Juve, Roma e Napoli, che hanno l’85% dei tifosi italiani ma non hanno più rappresentanti in Lega Calcio.
Solo questione di orgoglio ferito? No, soprattutto una qustione economica, di cui la decisione sulla ripartizione dei diritti TV rappresenta la parte più grossa.
Cita bene “La Repubblica” di oggi il precedente della Premiership Inglese, datato 1992. Il 20 Febbraio di quell’anno le squadre della First Division (la nostra Serie A), fondata nel lontano 1888, si dimisero in blocco pre poter contrattare i diritti personalmente e non attraverso la Federazione. Risultato immediato: nuovo format TV, venduto a 191 milioni di sterline per 5 anni a Sky TV; title sponsor del torneo (Carling), preso per 12 milioni in quattro anni.
Intrapresa la strada, la Premiership Inglese è oggi sponsorizzata Barclays per 65,8 milioni di sterline per 3 stagioni, ha altri 4 partners (Budweiser, Lucozade, Nike e Wrigley’s) e 5 TV ufficiali (solo Sky Sport e Setanta Sports versano 1,7 miliardi di sterline, pari a 2,5 miliardi di euro, per il quadriennio 2007-2010).
La Premiership è oggi, a detta di tutti, il Campionato più bello del mondo (è emigrata là gente come Cristiano Ronaldo, Drogba, Shevchenko e altri 250 stranieri…erano 11 nel 1992); sicuramente è il più visto del mondo. Retrocedere è davvero una sciagura.
Lo è anche da noi, in effetti, se dopo 2 giornate nessuna squadra di Serie B non ha ancora una copertura Tv delle proprie partite (ma l’anno scorso non era il campionato su cui credere e investire?).
No, non è solo una questione di orgoglio.

Ermanno

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