NOI CHE ABBIAMO VISTO GENOVA

Ho visitato oggi per la prima volta un’azienda genovese che produce abbigliamento per velisti e sportwear. Si chiama SLAM (www.slam.com) e ne scrivo perchè nel corso dell’incontro hanno usato spesso la parola “entusiasmo” per esprimere un momento di grande crescita. Così inizia la loro presentazione: “Stanchi di essere infreddoliti, bagnati e scottati dal sole, un gruppo di amici, appassionati di vela, decide nel 1979 di concepire, testare e vendere abbigliamento sportivo tecnicamente in grado di aumentare il comfort e le performance dei velisti”. Oggi sono una realtà con 142 dipendenti, 40 flagship stores e 1.200.000 capi venduti all’anno in 24 nazioni. Russell Coutts, 3 volte vincitore dell’America’s Cup, è il loro testimonial. Tra tante storie di crisi aziendali in cui spesso mi imbatto girando l’italia delle piccole-medie imprese, dei marchi storici e delle famiglie imprenditoriali, loro mi sono sembrati una bella realtà e la loro ventata positiva mi ha fatto piacere.
Arrivando alla loro azienda, noi che abbiamo visto Genova ci siamo imbattuti nel classico degrado del territorio della periferia, che a Genova – uscita dell’autostrada Genova Est, risalendo spalle al mare verso l’interno, o riscendendo verso Genova Brignole – mi appare ogni volta sempre peggiore (è un’impressione personale, in attesa di smentita), così quanto invece è diventato molto più bello il porto, il centro. Un campo nomadi, stretto tra capannoni industriali e superstrada, confermava le preoccupazioni italiche di questi giorni, con persone perennemente in attesa, ferme sul borso della strada, tra copertoni divelti e macchine smontate.
La fotografia dell’Italia del 2000, con la testa in Europa e i piedi nella periferia delle proprie città, per noi che abbiamo visto Genova.

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