RIFLESSIONI SU PECHINO 2008

Lavoro su Pechino 2008 praticamente dal giorno in cui si è chiuso Torino 2006: Eurosport è infatti Official Broadcaster dei Giochi Olimpici almeno fino all’edizione di Londra 2012.
Perchè la prossima Olimpiade si svolgerà a Pechino credo sia chiaro a tutti. E’ l’incontro di due esigenze uguali e complementari: quella del governo cinese di mostrarsi al mondo, di accreditarsi presso la comunità internazionale; quella del ricco occidente di aprire un mercato grandissimo, dove esportare, vendere, comunicare. Sport ancora una volta come strumento straordinario di visibilità e di business.
Proprio per questo sostegno doppio, mi sembra ipocrita da parte della comunità occidentale riflettere ora sull’opportunità di boicottare la Cina (violazione dei diritti umani, oppressione del popolo tibetano, sostegno economico alla giunta birmana) attraverso i suoi Giochi, quasi che questi siano capitati in Cina non per (anche) decisione dell’Occidente stesso.
Ipocrisia che appare ancora più grande pensando che tra tutte le forme possibili di boicottaggio attuabili – verso l’importazione dei prodotti “made in Cina”, per esempio – solo quella sportiva appare degna di riflessione, consapevoli che un boicottaggio sui prodotti bloccherebbe di fatto l’economia internazionale. E poi, da quale pulpito arriva la condanna alla violazione dei diritti umani? Dalla Guerra in Iraq? Da Guantanamo? Da dove?
Personalmente condivido la proposta di non boicottare i Giochi Olimpici (su questa posizione sono nientemeno che in compagnia del Dalai Lama) ma far sì che questa straordinaria apertura al Mondo della Cina possa permettere circolazione di idee, contaminazione, curiosità identitaria reciproca. Come avvenne per l’Europa dell’Est negli anni ’80, quando furono prima di tutto le idee i semi che fecero cambiare un mondo intero.
(Per un approfondimento vedi anche R2 di oggi a firma di Federico Rampini)

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