A PROPOSITO DI BOICOTTAGGIO: ARGENTINA 78

Ho finito di leggere pochi giorni fa il libro “Calcio e potere” di Simon Kuper. Per chi ama il genere “new football writing”, questo libro – uscito in Inghilterra nei primi anni 90 – è una pietra miliare e racconta i legami tra lo sport più bello del mondo e la politica: come il calcio ha alimentato rivoluzioni e come ha mantenuto dittatori al potere. In alcuni spunti ora un po’ datato (e superato da nuovi scandali…) ma comunque molto interessante.
Di particolare attualità il capitolo dedicato ad Argentina 78, soprattutto pensando a Pechino 2008. La FIFA assegnò il Mondiale 1978 all’Argentina all’inizio degli anni settanta. Nel 1976 l’esercito argentino prese il potere con un colpo di stato e i generali iniziarono a “combattere” una guerra sporca contro la loro stessa gente. Undicimila “sovversivi” scomparvero, furono rinchiusi in campi e segretamente uccisi. La Coppa del Mondo divenne per i generali al potere il palcoscenico per impressionare la propria gente e il globo intero, anche grazie ai numerosi giornalisti stranieri che sarebbero giunti in Argentina. Per questo sorsero dal nulla nuove strade, vennero distrutti quartieri malfamati (gli abitanti furono scacciati in provincia), migliorarono le comunicazioni. Lungo la strada principale dentro la città di Rosario i generali fecero costruire un muro (dalla gente soprannominato il “muro della miseria”), con dipinte sopra le facciate di case gradevoli, per nascondere i quartieri poveri dalla vista degli stranieri di passaggio. Prima del Mundial i militari portarono avanti l’operazione El Barrido, facendo irruzione negli appartamenti e facendo scomparire fino a duecento persone al giorno: non volevano che i sospettati politici fossero in giro per incontrare giornalisti stranieri.
Amnesty International insegnò ai molti giornalisti sportivi stranieri i rudimenti della politica argentina e molti di loro, una volta sul posto e ignorando il pericolo, raccontarono la verità. Troupe televisive di tutto il mondo filmarono le Madres in Plaza de Mayo durante la loro protesta settimanale sulla tragedia dei familiari desaparecidos. Gli europei si ritrovarono a leggere della società e della politica latinoamericana a colazione: “E’ grazie al Mundial che il mondo ha saputo di noi” dissero le Madres a mondiale finito. Sotto i riflettori del mondo alcuni (pochi) prigionieri furono rilasciati.
Tralascio le considerazioni sportive (il mondiale argentino è stato probabilmente il più clamorosamente comprato della storia: per tutti valga Argentina-Perù 6-0) ma – fatte le debite tare tra Argentina 1978 e Cina 2008 – sono sempre più convinto che un grande evento sportivo non debba essere boicottato (a meno che non vi siano anche e soprattutto boicottaggi ufficiali in altri contesti, ad esempio economici o politici). Altrimenti davvero il boicottaggio sportivo rischia di essere solo il palliativo dell’incapacità del mondo di rivendicare il rispetto dei diritti umani anche a scapito delle proprie economie.
e.zac
ps: spunti di questo post sono tratti direttamente dal libro di Simon Kuper

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