6 SU 4.600 (ESCLUSO IL TIRO CON L’ARCO)

Pechino 2008 passerà alla storia come una delle edizioni delle Olimpiadi nelle quali in maniera dirompente sono stati spazzati via record mondiali apparentemente inarrivabili. Medaglie d’oro in serie, velocità pazzesche, resistenza alla fatica. Uno spettacolo per lo sport e gli appassionati sportivi.
Mi ha dunque colpito l’intervento sui giornali di ieri del Professor Dario D’Ottavio, esperto in materia di sostanze dopanti ed ex membro della commissione ministeriale per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, secondo il quale 6 casi di doping riscontrati durante le Olimpiadi su 4.600 controlli (contro i 26 casi accertati ad Atene 2004) non siano segno di rinsavimento degli atleti ma di una scarsa efficacia dei controlli stessi alla luce del doping di terza generazione (che comunque non sembra utile per il tiro con l’arco).

«L’atleta che si dopa durante la gara è uno sconsiderato – precisa D’Ottavio -, ecco perché ne sono stati presi solo 6. Attualmente il doping si pratica almeno un mese, ma anche due, tre mesi prima dell’avvenimento sportivo. È possibile – sostiene D’Ottavio – sia il Cera. Certo sono solo ipotesi che lasciano il tempo che trovano, ma considerato che l’emivita della molecola è di 48 ore mentre gli effetti si protraggono per oltre un mese, si capisce che questo è il tipo di doping ideale per gare così a lungo termine. Se uno parte già con un carico di globuli rossi del 20, 30 per cento, è un bel vantaggio. E questo vale per tutti gli sport, tranne il tiro con l’arco…».

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