A PROPOSITO DELLA PRATICA SPORTIVA

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La pallavolo è stata solo l’ultima in ordine di tempo. Nell’ordine (a ritroso): Italia che accumula sconfitte su sconfitte agli Europei di volley; Italia che non is qualifica per gli Europei di basket; Italia che vince il cucchiaio di legno al 6 nazioni di rugby; Italia che esce malamente al primo turno ai Mondiali di Pallanuoto a Roma; Italia che ottiene il peggior risultato di sempre agli Europei di baseball; e via dicendo.
Il processo è aperto e una bella spiegazione potrebbe anche essere quella che oggi il primo quotidiano sportivo italiano ne parli a pagina 28 e 29, dopo (anche) 21 pagine dedicate al calcio.
Interessante, a mio parere, la riflessione di Giuseppe La Mura, ex d.t. di canottaggio: “Lo sport viene considerato dalla società come qualcosa da diporto (ndr: significativo qui l’utilizzo originario del concetto di dilettantismo) o salutistico, la mamma fa fare sport al figlio come un diletto. Ma il divertimento, l’evasione sono una cosa, lo sport ad alto livello, cioè la gratificazione per ottenere un risultato alle Olimpiadi o ai Mondiali, è un’altra cosa”.
Credo che i risultati negativi dello sport italiano di questi tempi esprimano un po’ questo equivoco, creato da una proposta sportva che possa coniugare ad alti livelli il successo e la fama con il divertimento e il glamour. Una proposta, questa, che è scesa giù giù fino alle giovanili, di fatto eliminando dal vocabolario di molti atleti (e soprattutto genitori) la parola fatica e impegno.
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