VIRAL MARKETING: DAGLI USA ARRIVA IL VACCINO

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Negli USA, la Federal Trade Commission (FTC è l’autorità governativa che, tra l’altro, protegge i consumatori) ha deciso che dal prossimo 1° Dicembre chi scrive su internet (= blog) di prodotti o servizi dovrà indicare chiaramente se lo sta facendo in conseguenza di rapporti diretti o indiretti (in pratica se è pagato o ricompensato in altra forma) con l’azienda produttrice o venditrice del bene oggetto del post.
Era dal 1980 che la FTC non inerveniva con una nuova indicazione in materia di comunicazione pubblicitaria e lo fa ora proprio a fronte dell’impatto dirompente di internet e dei social network anche in questo campo.
Per chi fa e vende pubblicità cade così il concetto di cui tutti gli addetti ai lavori si stanno riempiendo la bocca in questi ultimi tempi (ma pochi in pratica sanno di cosa si tratta veramente): il viral marketing. Ufficialmente: una forma di comunicazione innovativa e non-convenzionale che sfruttando il passaparola si espande “contagiando” la percezione delle persone verso un prodotto e creando mode. Ma anche: un modo un po’ poco trasparente e a costi contenutissimi di comunicare (presupposto non secondario in questo periodo di vacche magre), ma peraltro dalla straordinaria efficacia. Da ora in poi niente comunque vieterà di comunicare attraverso Facebook, Twitter o Youtube, ma tutto dovrà essere fatto a carte scoperte. Sarà però così facile controllare l’enormità del mondo blogger per beccare i colpevoli? E poi, sarà altrettanto efficace una comunicazione che diventa in un certo senso strutturata atttraverso strumenti che non lo sono per lo stessa natura?
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