IL PAPA’ DI ALEX

(da corriere.it speciale olimpiadi)

…fino a quella maledetta metà di luglio, Schwazer dice di essere stato pulito, anzi «pulitissimo». Ma chi avrà ancora la forza di crederci?

Forse il padre, Josef. Davanti alla casa di famiglia a Calice, una piccola frazione di Racines, in cui il figlio Alex si è rifugiato, è lui a parlare ai giornalisti: «È stata al 100% la prima volta che ha fatto uso di queste sostanze». Ma non c’è tono accusatorio nei confronti del campione olimpionico di Pechino 2008, anzi: «Le responsabilità sono mie, perché se si vede un figlio, che durante tutto l’anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli». Parole che rivelano la condizione psicologica difficile di un atleta che dopo il trionfo cinese aveva passato diversi momenti di difficoltà, che però nel 2012 sembravano alle spalle.

Sembravano, appunto. «L’ultima volta che è partito da qui – racconta ancora Josef Schwazer – era distrutto. Forse l’ha fatto per non deludere gli altri». Il padre di Alex si sforza di guardare avanti: «Per fortuna ha fatto solo questo. Si è liberato. Così non poteva andare avanti. Spero che adesso possa condurre una vita normale». Secondo Josef Schwazer, suo figlio «psicologicamente non reggeva più. Si era chiuso in se stesso. Si allenava da solo. Spero di poter rimediare agli errori che ho fatto con lui. Per Alex – ha aggiunto – oggi non è il giorno più brutto, il peggiore è quello che verrà. Ripeto, la colpa è mia. Nei momenti difficili serve un padre che riesca a stare vicino ad un figlio. Per questo chiedo perdono ad Alex. Tireremo avanti».

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