DA UN MONDO CHE AMO A UN ALTRO MONDO CHE AMO

 
A 17 anni e 3 mesi dal mio primo giorno di lavoro a Eurosport, è arrivato il tempo di fare un passo laterale: dopo l’elezione a Sindaco pro tempore di Cernusco sul Naviglio, lo scorso Giugno, avevo chiesto in azienda di poter prendere un periodo di aspettativa per poter svolgere al meglio questo nuovo ruolo a servizio della mia città e così, dopo un passaggio di consegne, eccomi qua con il mio zaino sulle spalle mentre sto per uscire per l’ultima volta dall’ufficio di Milano. Nessuna malinconia, passo da un mondo che amo a un altro mondo che amo: mi volto solo indietro prima di avvicinare la porta. So che ci ritornerò, alla fine di questa esperienza nella mia città.
  
“Ho sentito che aprono la sede di Eurosport in Italia, cercano persone proprio come te”: così il mio collega Antonio, a Telemontecarlo, mi aveva dato una dritta per propormi, fare i colloqui necessari ed essere assunto. Era la fine di Aprile del 2000 ma chiesi di far partire il contratto da lunedì 3 Luglio perché per TMC avevo seguito la commercializzazione degli Europei di calcio che trasmettevamo in contemporanea a RAI ma da anni e per primi con la doppia voce Caputi-Bulgarelli. Quelli di Eurosport mi aspettarono e i titoli di coda a TMC li mise il Golden Gol di Trezeguet al 103′ dopo che Wiltord ci aveva tirato giù dal podio delle premiazioni con un gol al terzo minuto di recupero dei tempi regolamentari.
 
 
“Aprire la sede di Eurosport in Italia” significava letteralmente “aprire la sede di Eurosport in Italia”: eravamo in sei e ci piazzammo in un appartamento al quinto piano in Galleria Passarella, di fianco a piazza San Babila, con un computer da tavolo a testa e un fax chimico per mandare proposte di comunicazione e ricevere conferme d’ordine. La targa che c’era giù all’ingresso l’ho presa in prestito in uno dei traslochi dell’ufficio negli anni successivi: la custodisco a casa.
 
La prima foto che conservo da Eurosportivo è del Maggio 2001, me l’ha scattata il mio collega Antonello. Ci siamo Gianni Bugno ed io sul Passo Pordoi sotto il cartello di arrivo di tappa del Giro d’Italia.
 

Lui è normalmente sorridente, io felice come un tornado in un parcheggio di roulottes. Gianni era stato uno dei miei idoli, quelle due vittorie in successione a Stoccarada nel 1991 e a Benidorm nel 1992 erano state incredibili. Cosa ci facevamo lì? L’anno prima, in occasione delle Olimpiadi di Sidney, Eurosport era stato il primo gruppo di comunicazione sportiva a lanciare un sito internet in più versioni linguistiche e per celebrare l’arrivo in Italia di Eurosportnews (il canale di news sportive 24 ore su 24) aveva deciso di sponsorizzare la maglia ciclamino al Giro d’Italia e creare una rubrica proprio sul sito internet italiano in cui gli appassionati di ciclismo mandavano domande a Gianni e lui – sul posto insieme al nostro bravissimo esperto di ciclismo Fabio Panchetti – rispondeva. Oggi sembra un’ovvietà, allora per realizzare questa idea avevamo coinvolto Eutelsat per garantire la connessione dalla cima della montagna.
 
Nella mia faccia sorridente di quella foto c’è tutto l’incredibile stupore per un lavoro così, da collega di Gianni Bugno. Oppure da testimone di eventi sportivi storici.

Come nell’Ottobre 2003 sul circuito di Monza, quando Alex Zanardi tornò ad essere un pilota dopo il terribile incidente in Germania che gli costò la perdita delle gambe. Noi di Eurosport ci eravamo inventati il “Super Racing Weekend”: una dozzina di fine settimana di gare motoristiche nei più importanti circuiti mondiali per rilanciare le gare dell’Europeo (poi Mondiale) Turismo. Alex nei paddock mi autografò il poster della gara: c’era un’intera tribuna colorata di rosso con i tifosi dell’Alfa Romeo ad applaudire lui, pilota italiano della BMW.
 
 
Ho incontrato nuovamente Alex Zanardi a Torino nel 2006, a Casa Barilla, in una notte olimpica. L’anno prima, proprio in Germania, aveva anche vinto una gara del Mondiale Turismo (come diceva lui, “la prima volta che nello sport un atleta diversamente abile ha battuto atleti normali”).  Mi raccontò di piloti, di sport e di passione; di come si “costruiva” le gambe, nell’officina vicino a casa; di come la sua esperienza fosse sostegno vero a tanta gente. Ne nacque una serie TV – Zanardi Lifestyle – che trasmettemmo in tutta Europa. Con un pizzico di orgoglio, ci disse anche che il suo incidente in Germania era catalogato dal prontuario della NASA come “di sicuro decesso per la persona coinvolta”. La NASA, qualche mese dopo, dovette aggiornare il suo prontuario.

Già, Torino 2006, l’Olimpiade Italiana. 

Fu un’esperienza davvero unica. Per l’evento sportivo, certo, ma soprattutto per la straordinaria atmosfera che si poteva “respirare” in quei giorni per le strade di Torino: la presenza cortese dei volontari, l’accoglienza dei torinesi, i volti di tantissime nazionalità, la voglia di esserci della gente. Eurosport era Official Broadcaster dei Giochi Olimpici e partner del Toroc, collaborazione che ci permise di essere l’unica TV con una presenza nel cuore dell’evento, tra gli stand degli sponsor ufficiali, in piazza Solferino. Eravamo al centro del mondo sportivo.
 
C’ero anche a Varese nel 2008, quando al Mondiale di Ciclismo tutti curavano Paolo Bettini alla sua ultima corsa e lui, con un gran gioco di squadra come un vero capitano sa fare, fece partire Alessandro Ballan, che vinse il Mondiale.
 
 
E poi c’ero in una fredda notte madrilena del 2008 quando Alex Del Piero, il capitano della Juve che era risalita dalla Serie B e ritornava a giocare in Champions League, uscì dal campo del Santiago Bernabeu inchinandosi per ringraziare gli applausi di 80.000 persone dopo due incredibili gol.
 
 
O ancora a Magny Cours, nel 2012, quando Max Biaggi si giocò il Mondiale all’ultima gara della sua carriera nell’ultimo appuntamento della stagione: caduto in gara-1, si piazzò quarto in gara-2 e diventò Campione del Mondo per mezzo punto su Sykes.
 
 
Se mi impegno ancora un po’ potrei tirare fuori dall’album dei ricordi chissà quante altre storie.
 
Come dicevo all’inizio di questo post, oggi faccio un passo laterale per passare da un mondo che amo a un altro mondo che amo. Metto solo qui sotto un po’ di foto di 17 anni in cui ho avuto la fortuna di essere felice del mio lavoro; di vivere momenti straordinari; di conoscere persone – sportivi, responsabili di aziende, organizzatori di eventi, colleghi – altrettanto appassionate. E’ stato un privilegio.
 

 
 
 
 
 
 


 

 
 
 
 

 

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

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